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Preghiera che smuove il cielo e cambia le nazioni!

(Anne Graham Lotz)*

La Parola di Dio dona forza alle nostre flebili preghiere, non è vero?
Motivo per cui la Preghiera di Daniele è così potente. Fluì dalla Parola di Dio. La promessa in cui si imbatté Daniele nella sua lettura biblica era Geremia 29:10-14:

“Poiché così parla il SIGNORE: “Quando settant’anni saranno compiuti per Babilonia, io vi visiterò e manderò a effetto per voi la mia buona parola facendovi tornare in questo luogo. Infatti io so i pensieri che medito per voi”, dice il SIGNORE, “pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza. Voi m’invocherete, verrete a pregarmi e io vi esaudirò. Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore; io mi lascerò trovare da voi”, dice il SIGNORE. “Vi farò tornare dalla vostra prigionia e vi raccoglierò da tutte le nazioni e da tutti i luoghi dove vi ho cacciati”, dice il SIGNORE; “vi ricondurrò nel luogo da cui vi ho fatti deportare”.

Quando Daniele lesse quei versetti si strofinò gli occhi, poi li rilesse. Il suo cuore saltò un battito e il suo respiro si fece ansimante? Forse fece un respiro profondo e lo trattenne fino a che calcolò velocemente quanto era rimasto prigioniero. Sessantasette anni! Tre anni in meno dei settanta che Dio aveva detto sarebbe stata la durata dell’esilio! Voleva dire che fra tre anni i prigionieri sarebbero stati liberati? Significava che fra tre anni sarebbero tutti tornati a casa? Tornati a Gerusalemme? La lunga notte di prigionia sarebbe presto finita?

Deve essersi sentito indicibilmente emozionato a questo pensiero straordinario. Era troppo bello per essere vero! Ma poi… ci fu un piccolo sussurro nel suo cuore? Giusto un piccolo pensiero che lottò per affacciarsi nella sua mente. Dette seguito al suo pensiero e tornò a rileggere Geremia, questa volta non guardando alle promesse, ma a ogni condizione che doveva essere soddisfatta per ricevere quelle promesse? Eccole lì.

“Voi m’invocherete, verrete a pregarmi e io vi esaudirò. Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore; io mi lascerò trovare da voi”.

Con la mente che correva veloce, si domandò chi altro stava leggendo Geremia? Chi altro avrebbe invocato il Signore? Chi sarebbe andato da Dio in preghiera? Chi lo avrebbe cercato con tutto il cuore per conto della nazione in esilio? Dio aveva parlato al suo popolo attraverso il contemporaneo di Daniele, il profeta Ezechiele, avvisandoli che, anche se Dio aveva promesso loro certe cose, aspettava che quelle promesse fossero reclamate in preghiera prima di mantenerle. Quindi mi domando… in quello stesso momento, la luce della verità si irruppe? Daniele forse capì che, che qualcuno stesse pregando o no e reclamando la promessa di liberazione di Dio, lui l’avrebbe fatto? E se Daniele era l’unico a pregare, che differenza avrebbe fatto questo? Daniele l’avrebbe scoperto.

Una promessa per la nostra nazione per cui si è pregato frequentemente viene da 2 Cronache 7:13-15.

“Quando chiuderò il cielo in modo che non ci sarà più pioggia, quando ordinerò alle locuste di divorare il paese, quando manderò la peste in mezzo al mio popolo, se il mio popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia, prega, cerca la mia faccia e si converte dalle sue vie malvagie, io lo esaudirò dal cielo, perdonerò i suoi peccati e guarirò il suo paese. I miei occhi saranno ormai aperti e le mie orecchie attente alla preghiera fatta in questo luogo”.

Se una promessa può venire consumata dall’uso, questa sarà lacerata al punto da diventare irriconoscibile. Ma le promesse non possono essere consumate. Sono valide oggi come quando sono state pronunciate. Sono come l’oro. Non si ossidano nemmeno. In effetti, più si rivendicano, più sembrano ‘brillare’ di significato ancora maggiore. Allora perché questa non ha fatto alcuna differenza nella nostra nazione? Potrebbe essere che mentre rivendichiamo tenacemente la promessa che Dio ascolta la nostra preghiera, perdona i nostri peccati e guarisce la nostra terra, abbiamo dato poca attenzione alla condizione che vi è associata? E qual è la condizione? Dobbiamo umiliare noi stessi. Pregare. Cercare la faccia di Dio. E convertirci dalle nostre vie malvagie.

Che differenza può fare se reclamiamo questa promessa e soddisfiamo la condizione per riceverla? Come Daniele, voglio scoprirlo. Quindi, con questa condizione in mente, prendiamoci un momento per pregare insieme 2 Cronache 7:13-15:

Signore di misericordia, Dio di grazia, ascoltaci quando preghiamo.
Tu hai promesso che quando esplodono disastri ambientali, o il nemico colpisce, o scoppiano malattie, se noi… tuo popolo che si chiama con il tuo nome… la chiesa… i discepoli di Cristo… se noi mettiamo da parte il nostro orgoglio e arroganza e il nostro dito puntato che giudica, ci prendiamo del tempo per stare soli con Te e pregare, cercando non solo una soluzione politica ma la tua faccia, allontanandoci dai nostri atroci peccati, allora il cielo si smuoverà! Il peccato sarà perdonato! I cuori saranno cambiati! E Tu benedirai il nostro Paese!

Allora adesso noi ti confessiamo umilmente il nostro peccato di _______________________________________ e ______________________________________________ e ______________________________________________ lo chiamiamo per quello che è ai tuoi occhi, e scegliamo di metterlo fuori dalla nostra vita. Dalla nostra mente. Dal nostro cuore. Di allontanarci da esso. Ti chiediamo di purificarci con il sangue di tuo figlio e nostro Salvatore. Ascolta la nostra preghiera. Perdona i nostri peccati.

Adesso chiediamo, per favore: apri gli occhi alla nostra amata nazione. Rispondici secondo la tua Parola, per la gloria del tuo Nome.

Amen.

 

*Tratto dal Libro dell’Autrice La Preghiera di Daniele