|
E’ sempre difficile raccontare un viaggio.
Vorresti trasmettere a chi ti legge tutto quanto hai dentro, emozioni e
colori sapori ed odori e confezionarlo in qualche pagina stampata diventa
un’operazione di non facile riuscita.
Che
dire poi di un viaggio in Israele, terra per antonomasia piena di tutto,
mare e monti, deserto e vegetazione viva, guerra e pace, ricchezza grandi
città ma anche popoli nomadi e tende del deserto.
Così un viaggio in Israele diventa
un’avventura piena di sorprese, un’emozione che dal momento in cui poggi i
piedi all’Aereoporto Ben Gurion di Tel Aviv non ti lascerà più. Se
aggiungete che questo viaggio è stato fatto nelle vacanze di Natale,
potete facilmente immaginare che l’attualità si fonde con la storia, la
realtà che gli occhi possono vedere in Betlemme o Gerusalemme, Nazareth o
Capernaum si confonde con le immagini che narrazioni e film sulla Bibbia
hanno impresso nella nostra fantasia.
Il viaggio si proponeva di visitare buona
parte dei luoghi di Gesù in Israele; ma come già detto Israele è più di
quanto ti aspetti ed alla fine, quando con un po’ di rammarico ci si trova
a tirar le somme di quanto vissuto, si scopre che sei cambiato un po’: che
il silenzio del deserto, che le preghiere del muro occidentale, o muro del
pianto; che il mar morto così particolare o le treccine dei bimbi già
ortodossi in giovanissima età, hanno risposto a tante domande che avevi,
hanno colpito i tuoi occhi e confortato la tua mente, perché leggendo e
guardando capisci che Si, per forza Israele è il popolo di Dio, che questa
terra ha un destino e che noi non possiamo ignorare che anche per ognuno
di noi questo luogo significa e significherà sempre qualcosa.
E’ difficile mi ripeto, ma ci provo, proverò
ad accompagnarvi ed a farvi capire un pò di quanto noi abbiamo vissuto,
sperando di mettervi almeno un po’ di curiosità per Israele; l’Israele
moderna e il popolo di Israele; sperando di suscitarvi almeno un po’ di
passione e chissà perché nò voglia di visitare questo splendido paese.
Quando si arriva in Israele la tappa
obbligata è Tel Aviv; sarà perché l’aeroporto non dista molto da questa
città, ma quasi sempre si è destinati a passar qui le prime ore
israeliane.
Tel Aviv significa letteralmente collina di
primavera, è la città che non dorme, così chiamata, perché moderna e
trafficata; se non sapeste che siete in Israele potreste pensare di esser
ovunque. I palazzi moderni che affollano il panorama raccontano di una
città nuova dove è difficile trovare quella religiosità che riempie
Gerusalemme; eppure anche qui abbiamo un punto fermo che ci ricorda che
non siamo in un paese qualunque: il vecchio quartiere di Jaffo. Questo
piccolo borgo che sembra quasi messo
per caso nell’imponente rincorrersi di grattacieli, racconta ancora di
come Giona scappò dalla voce di Dio per non predicare a Ninive; ma anche
di come volente o nolente dovette tornarci; racconta di Pietro e delle sue
notti passati da Simone il conciatore di pelle; e così dopo poche ore già
capisci che non puoi sfuggirci, e fedeli a quanto si legge, le pietre ci
parlano della grandiosità di Dio in questa terra.
A Tel Aviv, abbiamo potuto, con immensa
gioia, visitare l’opera portata avanti dal Pastor Jacob Damkani. Damkani,
ebreo convertito a Gesù Cristo, ha costruito un centro chiamato Gilgal,
nel quale porta la salvezza di Gesù; dal quale partono campagne di
evangelizzazione rivolte al popolo di Dio.
Nel
nostro escursus storico israeliano, incontriamo qualcosa di molto noto a
noi europei, ed in più latini. Anche qui il grande impero romano ha
lasciato le sue tracce: Cesarea. In questo splendido villaggio bagnato dal
Mar Mediterraneo, si incontra un imponente acquedotto romano, simbolo
della dominazione e della grandezza di Roma; si incontra il palazzo di
Erode; grandiosità romana in terra israeliana; ciò porta alla mente le
dominazioni e i popoli che son passati da qui; Assiri, Romani, Crociati,
Ottomani e britannici solo per citarne alcuni. La storia passata da qui
racconta di secoli di oppressioni e di rivolte, di guerre e di
deportazioni; la storia ha ricondotto la terra destinata ad Abramo, al
popolo di Dio: agli Ebrei. Israele ha ripreso possesso di quanto promesso
da Dio, questo non possiamo ignorarlo.
Viaggiando
verso il nord si raggiunge la Galilea. La regione in cui Gesù ha passato
maggior tempo. E così si passa per Nazareth e Cana. Cana e Nazareth. Così
vicine e così lontane. Già ai tempi gli abitanti di Cana si chiedevano se
potesse venir qualcosa di buono da Nazareth, la risposta di Gesù: il suo
primo miracolo!
Arrivando
sul mar di Tiberiade si visitano Tiberiade e Capernaum, e se siete
fortunati con il buon tempo si può anche fare una mini crociera ed
attraversare questo lago provando l’ebbrezza di solcare le onde in cui
pescavano i pescatori Simone ed Andrea prima di diventare discepoli.
La bellezza del paesaggio qui è inebriante.
Le colline fiorite si tuffano nell’azzurrismo mar di Galilea; il fiume
Giordano raggiunge la sua destinazione nel Kinneret (nome ebraico del Mar
di Galilea), dopo curve e salti e larghi spazi nei quali permette ai
turisti di bagnarsi di far rafting o canoa ed anche di battezzarsi, la
dove battezzava Giovanni il battista. E così anche il nostro gruppo ha
potuto celebrare questo momento di festa: tre partecipanti del gruppo
hanno chiesto di poter esser battezzati li in Israele.
“Che
cosa impedisce che io sia battezzato?” chiedeva l’eunuco a Filippo (Atti
8:36-39), “ se tu credi con tutto il
cuore è possibile!”; cosi consci di quanto la Bibbia ci insegna sono stati
battezzati nel Nome del Nostro Padre Celeste, di Gesù Cristo e dello
Spirito Santo tre nostri fratelli: Luca, Sara ed Anna Maria. Abbiamo
condiviso insieme questo momento, e nonostante l’acqua decisamente fredda
abbiamo avuto questa gioia da poter ricordare per sempre.

I
cosiddetti luoghi di Gesù, in questa regione si sovrappongono ed
racchiusi in pochi chilometri ritroviamo il sito dedicato alla
moltiplicazione dei pani e dei pesci, al
primato di Pietro ed alle Beatitudini. Bellissimi posti a ricordare
bellissime storie.
Il monte delle Beatitudini è un bel sito pieno di
vegetazione e di vita. Il leggere il sermone del monte sul Monte delle
Beatitudini, riempiva di emozioni: la mente provava ad immaginare Gesù
mentre pronunciava parole che sarebbero rimaste scolpite nei secoli; e noi
protagonisti più di 2000 anni dopo ci sentivamo parte di quelle folle che
nel corso della storia hanno letto e fatto proprio il messaggio diventando
testimoni attuali del messaggio cristiano.

La bellezza del posto ha spinto il gruppo a
vivere la natura del luogo e così siamo scesi a piedi dal monte fino alle
acque del mar di Galilea, il posto era così spettacolare che qualcuno ha
ben pensato di riposarsi un momento e fantasticando sul passato tra sogno
e realtà ha scelto più i sogni che la realtà dato che è stata ritrovata
dormiente su una roccia!! Il suo semplice commento: si sta bene qui!!
Dopo questo bizzarro episodio, il risveglio!!
Nostro malgrado riscendiamo verso il sud; nello scendere la natura diventa
sempre più rada; le acque sempre meno presenti: benvenuti nel deserto!!
Passare
dalla vegetazione al deserto colpisce; passare dalle colline verdi a spazi
sconfinati color giallo è particolare. Da qui fin giù al mar rosso è tutto
deserto, interrotto da qualche oasi vero, ma tutto deserto. Eppure Israele
ha scommesso su questa terra e scoprendo tecniche di conservazione d’acqua
e di irrigazione riesce sempre di più a rubar terre al deserto per farne
aree vivibili e zone coltivabili; anche in questo possiamo vedere piccoli
miracoli del popolo di Dio.
L’esperienza
di visitare Israele non è tale se non si passa una notte in un Kibbutz.
Questi piccoli villaggi vennero creati dai pionieri, i primi ebrei che
raggiunsero la terra d’Israele; qui cercarono di fondersi in piccole
comunità dove tutto e condiviso per il bene comune.
Ebbene oramai la modernità è arriva anche
qui, e sono sempre meno le persone che vivono in kibbutz, però la bella
atmosfera che si respira in questi siti è unica.
E una grande famiglia dove tutti cercano di
essere in sintonia tra loro, davvero una bella cosa.
Il
deserto è bagnato da un piccolissimo mare, che però è un lago che separa
Israele dalla Giordania. Ora, anche il più scettico dei lettori potrebbe
convenire che esperienze come quelle in Israele sono ripetibili in altre
parti del mondo, e pur dissentendo si potrebbe discutere; ma l’esperienza
di farsi un bagno del Mar Morto è unica al mondo, solo ed unicamente qui
potete viverla.
Il mar morto è chiamato in ebraico mar
salato. Ecco ognuno dei due nomi è appropriato. Mar Morto perché non c’è
forma di vita in questo mare, e d’altronde non potrebbe esserci data
l’alta concentrazione di sale presente nelle sue acque (capito il perché
del nome in ebraico?).
Nel tuffarsi in questo specchio d’acqua
capite subito l’anomalia: non importa che peso abbiate, non importa se
sappiate nuotare o meno. Non c’è forza o peso che tenga resterete a galla;
anzi un consiglio, portatevi un bel giornale potrete leggervelo stando
tranquillamente sdraiati e circondati dalle acque salate. Unica
accortezza, evitate di far entrare anche una sola goccia di acqua a
contatto con gli occhi è un esperienza a dir poco bruciante. Il sotto
scritto l’ha provata sulla sua pelle, e vi garantisco i miei occhi hanno
bruciato lungo!!!
Ma
il deserto racchiude anche sorprese: due tra queste il parco di Nahal
David e la rocca di Masada. Entrambi particolari. Il parco ricorda la zona
in cui Davide doveva nascondersi per sfuggire alle ire di Saul, colpisce
per la vegetazione fitta anche se si trova in mezzo al deserto, e la
ricchezza del paesaggio è condita da numerosi stambecchi e iraci che
circolano liberamente a pochi passi dai visitatori.
La
rocca di Masada è un sito storico. Dapprima palazzo estivo di Erode, si
trasformò in rocca per gli Ebrei che sfuggirono alla distruzione di
Gerusalemme del 70 e qui, in mezzo al deserto e assediati dai romani,
riuscirono a resistere fino al 73; quando non riuscendo a resistere agli
attacchi nemici decisero di uccidersi per non cadere in schiavitù. In
Israele viene ancora commemorata con grande orgoglio.
Deserto e Mar di Galilea, Mediterraneo e Tel
Aviv, sono il preludio, il meglio arriva con l’arrivo a Gerusalemme. La
città eterna. Riempirsi gli occhi del panorama più famoso del mondo, e
cioè il Monte del Tempio visto dal Monte degli Ulivi è incomparabile.
Gerusalemme,
la città Bianca; tutte le costruzioni devono esser fatte con una sola
roccia, la roccia bianca di Gerusalemme, questo attribuisce ancora più
spettacolarità a questa città.
Prima di parlare di Gerusalemme, dobbiamo
attraversare un confine. Chiusa attorno la barriera difensiva, c’è
Betlemme (letteralmente la casa del pane. Il governo israeliano
è stato costretto a costruire una barriera difensiva a protezione della
sua terra. E’ innegabile il fatto che terminata la barriera sono terminati
gli attacchi suicidi. Il giorno che si ristabilirà la pace e l’ordine in
questa terra la barriera scomparirà, è certo.
Betlemme è un piccolo paesino, non molto ricco. Religioni
ed uomini si contendono ancora questa terra; Gesù è nato qui, e da qui con
la stella e gli angeli ad annunziarlo è iniziato il suo messaggio di pace
alle genti. Messaggio che è rivolto a tutti arabi o cristiani, ebrei o
palestinesi.

In questa terra che attualmente non gode di un momento
felice, abbiamo raccolto una piccola luce. La chiesa del pastore Khoury,
che in mezzo a problemi ed ostilità porta il vangelo a queste genti.
L’incontro è stato molto toccante; la moglie ha raccontato delle frequenti
difficoltà che devono affrontare, ma che, nonostante questo portano con
gioia la salvezza anche in mezzo al popolo arabo. Incontrare questi
fratelli è stata per tutti una grande benedizione.

Che dire di Gerusalemme, la città vecchia,
dove si mischiano ebrei e cristiani, arabi e armeni è uno spettacolo; la
città nuova dove la consapevolezza di esser nazione da oramai 60° permette
finalmente una vita quasi normale ai suoi abitanti.
 Se
è difficile raccontare Israele, ancor di più lo è raccontare Gerusalemme:
le vecchie mura con le numerose bellissime porte che ti permettono di
entrare in città; i vari siti che ricordano, se ancora ce ne fosse
bisogno, che quella è stata la terra di Davide, di Salomone, che tutta la
storia è passata da qui. Il monte degli ulivi, pieno di questi
rigogliosissimi alberi e il santo sepolcro che ci ricorda che Gesù è morto
qui.
La
tomba di Gesù. Il grande incoraggiamento, sulla porta una targa in leggo
ricorda: Egli non è qui, EGLI E’ RISORTO.
Quando un po’ assonnati e stanchi si rientra,
si ha subito la malinconia per questo meraviglioso posto, ed in tutti
pervade il desiderio e la speranza di tornarvici il prima possibile.
Il mio racconto si chiude qui. In queste
pagine ho cercato di trasmettervi il più fedelmente possibile quanto
vissuto. Non ho potuto raccontarvi il rumore che il vento fa nel deserto,
le facce gioiose incontrate per strada o nei kibbutz; non ho potuto farvi
immedesimare nelle comunità di esseni che vivendo nel deserto hanno
trasmesso l’immenso patrimonio dei testi biblici, ho dovuto tralasciare il
ricordo ancora vivo della Shoah, raccontato dal museo di Yad Vashem, da
dove oltre al MAI PIU’ che ogni persona stampa nel cuore, c’è la
convinzione che Dio non ha permesso che il suo popolo venisse sterminato
completamente, e non lo permettera mai!.
Magari vi racconterò la prossima volta
dell’albero di Zaccheo nella povertà di Gerico, o dei fanghi del mar Morto
che miracolosamente riparano i segni del tempo sulla pelle di chiunque.
Magari un’altra volta vi parlerò della modernità di Tiberiade o
dell’Università di Gerusalemme, un tempo posta a protezione della città ed
ora creatrice di scienziati di fama mondiale.
Ma chissà, perché no? La prossima volta mi
racconterete voi il vostro viaggio in Israele; perché spero, anzi credo,
che il desiderio di farvi visitare questo paese splendido vi sia venuto.
|